Alchechengi

(Physalis alkekengi)
Famiglia: Solanacee, perenne.

Viene anche chiamata: beretin de giudeo, chichingero, ciariese di zugio, erba canina, fiasche de corai, palon de marz, peparole de Sante Vingenze, pevrun salvadeg.

Si trova tra le siepi, nei boschi e nei terreni ombreggiati fino ai 1500 metri d'altezza. Si riconosce per il fusto eretto, talora ramificato, angoloso, alto fino a 60 centimetri; le foglie alterne, ovali o lanceolate, acute alle estremit; i fiori bianco-verdastri inseriti con un lungo peduncolo all'ascella delle foglie (maggio/luglio); la bacca globosa gialla o rossiccia, racchiusa nel calice gonfiato a forma di lanternina, verde da acerbo, rosso a maturazione.

Si usano i frutti, privati del calice e del peduncolo, raccolti in agosto/ settembre, a piena maturazione.

Si conservano essiccati in forno a calore moderato e poi in vasi di vetro al riparo dalla luce.

Proprietà: antiuriche, depurative, diuretiche. emollienti, febbrifughe, rinfrescanti, a ntinfiammatorie.

Il decotto preparato facendo bollire 100 grammi di frutti in un litro d'acqua si usa per lavaggi e impacchi lenitivi contro le infiammazioni e gli arrossamenti della pelle.

In cucina i frutti si mangiano sia crudi, che canditi o in marmellata. Insolito l'uso nel risotto