Santoreggia

(Satureja montana L.)
Famiglia: Labiate, perenne.

Viene anche chiamata: basilico selvatico, dragon, erba acciuga, erba cerea, erba Spezia, isopu, peperola, saturella, savoreggia.

Si trova negli aridi, nei rocciosi, nelle pietraie delle colline e della zona submontana dell'Italia centro-settentrionale fino ai 1500 metri di altezza. Si riconosce per il fusto eretto, ramoso, rossiccio, alto fino a 25 centimetri; le foglie opposte lucide, lineari lanceolate, punteggiato-glandulose; i fiori bianco-rosa, ascellari alle foglie superiori, in verticilli raccolti in infiorescenze terminali (luglio/ ottobre).

Si usano parti aeree della pianta fiorita in estate.

Per la conservazione per uso di cucina si staccano le sole foglioline che si essiccano all'ombra e si conservano in recipienti chiusi .

Proprietà: antidiarroiche, antisettiche, antispasmodiche, antivomitive, aromatizzanti, carminativo, digestive, diuretiche, espettoranti, eupeptiche, stimolanti, stomachiche, vermifughe.

L'infuso di santoreggia pu essere validamente impiegato per bagni e pediluvi defatiganti, stimolanti e deodoranti e per frizioni stimolanti del cuoio capelluto.

In cucina la santoreggia viene utilizzata come aromatizzante per salse, ripieni, sughi, insalate, insaccati e piatti di carne, in particolare agnello e selvaggina. Per le sue specifiche proprietà carminative risulta condimento ideale per fave, fagioli, lenticchie e per tutti i legumi in genere. E'consigliabile utilizzarla fresca, perch essiccata perde gran parte del suo profumo.